mercoledì 22 aprile 2015

Maastricht L'inizio della moneta debito


CONTENUTI E LIMITI FUNZIONALI DELL'AUTONOMIA DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA NEI RAPPORTI CON GLI STATI MEMBRI


IL “TEMPIO DEL DIO DENARO” RAPPRESENTATO DA UN “GRATTACELONE BIFORCUTO” INAUGURATO NEI GIORNI SCORSI NON SENZA POLEMICHE

Di Paolo Pellicciari



Tra gli accordi di Maastricht c'è anche la privatizzazione delle Banche Centrali oggi “euro zona” ha istituito la “zecca europea” che stampa “moneta debito” Il Trattato di Maastricht e la sua rilevanza nell'ordinamento legislativo degli Stati Membri, necessita di alcune precisazioni sulla distinzione tra valore creditizio e valore monetario scaturito dal trattato. La necessità di tale premessa emerge dalle gravi incertezze teoriche sulla definizione della moneta che hanno scandalosamente indotto le autorità monetarie a concepirla, ad un tempo come "credito" da "oggetto di credito". Sicché, quando il portatore della moneta si trova. ad es., di fronte alla formula " Lire .... pagabili a vista al portatore" avverte che è una "Falsa cambiale" pur se "vera moneta".


La convenzione monetaria travalica qui tutti i parametri dell'interpretazione per attribuire alla forma un significato addirittura incompatibile con quello letterale. E' gran tempo ormai che si esca definitivamente dall'equivoco di spacciare sotto la parvenza di valore creditizio il valore monetario.
Il credito si estingue con il pagamento, la moneta continua a circolare dopo ogni transazione perché, come ogni unità di misura, anche la "misura del valore" è un bene ad utilità ripetuta.
Nel credito la previsione normativa preesiste alla sua manifestazione formale. Così, ad es., il debitore prima vuole l'obbligazione e poi la manifesta sottoscrivendo la cambiale sicché il valore del credito nasce contestualmente alla sua manifestazione. Nella moneta invece, il valore causato dalla convenzione è successivo alla manifestazione formale che è predisposta con anticipo. Infatti i simboli monetari, stampati ed assunti in custodia dall'organo di emissione acquistano valore nelle mani del primo prenditore a causa della contestuale accettazione sia del simbolo, che della convenzione monetaria. Ognuno è infatti disposto ad accettare moneta come misura del valore e valore della misura in previsione di poterla dare a sua volta come tale. Questa convenzione consentiva lo storico passaggio del mercato dalla regola del baratto a quella della compravendita perché, l'acquirente utilizzava la moneta non solo come misura del valore del bene compravenduto, ma anche come corrispettivo del diritto romano negoziale, in quanto il simbolo incorporava necessariamente il valore della misura che è il potere d'acquisto: valore indotto e non creditizio. Da ciò emerge chiaramente che la moneta è bene reale oggetto di proprietà ed eventualmente di credito e di debito.
Quando le scuole monetarie hanno preteso di definire la moneta come credito si sono trovate poi nella necessità di giustificarla, ricorrendo alla paradossale definizione di credito inesigibile (cfr. sull'argomento la relazione al disegno di legge del Consiglio dei Ministri del Governo Ciampi del 10-02-1993).
Da tale premessa deriva che mentre il valore del credito è causato dalla prestazione oggetto del credito, il valore monetario è un puro valore giuridico indotto nel simbolo. Esso nasce senza altro costo che quello del simbolo che acquista valore monetario per il semplice fatto che ci si mette d'accordo che lo abbia.
Per questi motivi, la moneta, all'atto dell'emissione, va attribuita GRATUITAMENTE in PROPRIETA' alla collettività nazionale perché, essa, accettandola, la crea SENZA COSTO. Quando la moneta era d'oro era impossibile attribuire gratuitamente la moneta all'atto dell'emissione per l'alto costo dell'oro. Con la scoperta del VALORE INDOTTO, il simbolo qualunque ne sia il costo  è l'elemento formale di una fattispecie giuridica la cui funzione è solo quella di manifestare alla generalità la convenzione monetaria e la titolarità del potere d'acquisto attribuito al portatore del simbolo, secondo il principio del possesso di buona fede dei beni mobili. La moneta pertanto deve essere attribuita gratuitamente dall'emittente all'accettante.
Quando le Banche Centrali spacciano sotto la parvenza di valore creditizio il valore indotto, inducono le collettività nel falso convincimento che il valore esista già nelle mani dell'emittente prima dell'accettazione. Così le banche centrali hanno inculcato nelle collettività nazionali il falso convincimento di dover accettare la loro moneta, all'atto dell'emissione, col corrispettivo del debito: cioè in prestito.
Su tali premesse si avverte l'imponente innovazione storica realizzata dal Paterson nel 1694, all'atto della costituzione della Banca d'Inghilterra fondata sullo scopo di prestare al posto dell'oro, le cambiali della banca (notes of bank o banconote). Per rendersi conto della portata di questa innovazione basti considerare un banale esempio: chi trovava una pepita d'oro la intascava senza indebitarsi verso la miniera. Oggi al posto della miniera c'è la banca centrale, al posto della pepita un pezzo di carta.
Poiché la banca emette moneta solo prestandola, chi l'accetta viene espropriato ed indebitato del valore monetario. Ciò spiega perché la sostituzione della moneta d'oro con la moneta nominale non è stata la semplice modifica della struttura merceologica del simbolo, ma un fondamentale mutamento giuridico, perché i popoli sono stati trasformati da proprietari in debitori con un costo del denaro del 200% imposto surrettiziamente dalle banche centrali all'atto dell'emissione. Facendo leva infatti, sul riflesso condizionato causato dall'abitudine secolare di dare sempre un corrispettivo per avere denaro, le banche centrali hanno indotto i popoli ad accettare la loro moneta, all'atto dell'emissione col corrispettivo del debito. E poiché prestare denaro è prerogativa del proprietario, la banca centrale espropria la collettività del 100% e l'indebita contestualmente di altrettanto perché emette prestando.
Solo su queste premesse si comprendono le vicende storiche successive alla costituzione della Banca d'Inghilterra. Le monarchie cattoliche della vecchia Europa sono crollate essenzialmente perché si indebitavano verso i banchieri per quella moneta nominale che i banchieri stampavano a costo nullo e che gli stessi Re avrebbero potuto creare per proprio conto, gratuitamente, solo se avessero compreso che la moneta ha valore indotto e non creditizio. Oggi, dopo la fine degli accordi di Bretton Woods, ossia dal 15 agosto 1971, con l'abolizione della riserva, il dollaro avrebbe dovuto perdere totalmente il suo valore. Mentre, non solo non ha perso valore, ma si è sostituito all'oro come moneta base del sistema monetario mondiale. Al "gold exchange standard" si è sostituito il "dollar-standard". Dunque abbiamo avuto oltre alla prova scientifica anche la conferma storica della inutilità della riserva.
Oggi le grandi regole del gioco non sono cambiate.
Se non si acquista la consapevolezza del principio che la moneta ha valore indotto e non creditizio, con la costituzione della BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE) e l'accettazione dell'EURO, gli Stati Membri rischiano di avere la medesima sorte delle Monarchie Cattoliche della Vecchia Europa: potrebbero finire per dissoluzione. Se si considera infatti che la somma dei simboli monetari incorpora un valore indotto pari a quello di tutti i beni misurati o misurabili nel valore e che la totalità di questo valore è gravato di debito verso la banca centrale, ci si accorge della validità dell'intuizione della Enciclica Quadragesimo Anno (106) : "Questo potere diviene più che mai dispotico in quelli che, tenendo in pugno il denaro, la fanno da padroni; onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso di cui vive l'organismo economico ed hanno in mano, per così dire, l'anima dell'economia, sicché nessuno contro la loro volontà potrebbe nemmeno respirare".
In questo sistema pretendere di pagare con denaro un debito di denaro è come pretendere di pagare un debito con un altro debito: è impossibile. A lungo andare i debiti si pagano con il prodotto del proprio lavoro e con la proprietà del capitale.
Con la distinzione tra moneta debito e moneta proprietà si è avuta anche una netta differenziazione tra due sistemi fiscali. Quando il cittadino era proprietario della moneta il prelievo fiscale era un atto di scambio tra il contribuente e lo stato. Si realizzava un equilibrio sinallagmatico tra il tributo ed il costo delle funzioni e dei servizi pubblici. L'entità del tributo era commisurata e limitata ai costi necessari all'espletamento delle attività dello Stato. Con l'avvento della moneta nominale, in cui tutta la moneta è gravata di debito perché erogata in prestito dalla banca centrale sin dall'emissione, il prelievo fiscale diventa il pagamento di un debito non dovuto.
Il fisco diventa così uno strumento al servizio della grande usura con cui la banca centrale riscuote il pagamento di un debito non dovuto che precipita la collettività nell'angoscia dell'insolvenza ineluttabile.
Su tali premesse ci si rende conto della deformazione globale dei giudizi di valore che impediscono di fare anche delle constatazioni banali ed ovvie. Oggi, ad esempio, il problema della disoccupazione è un falso problema. Il vero problema è " la voglia di lavorare che non c'è più". Una volta l'uomo lavorava per un profitto; con l'avvento della moneta nominale chi più lavora più s'indebita perché tutto il denaro in circolazione è gravato di debito al 100% verso il sistema bancario. Giustamente Caffè diceva che il nostro è tempo di "economia triste". Oggi la gente lavora non per il giusto profitto, ma per pagare debiti. Bene va se ci riesce.
Per interpretare i contenuti ed i limiti dell'autonomia della BCE occorre definire correttamente cosa debba intendersi per funzione. E' ovvio infatti che la determinazione della funzione è condizionata dallo scopo. La BCE è pertanto posta di fronte all'alternativa di "servirsi" o di "servire".
Nel primo caso dovrà emettere "prestando", nel secondo dovrà emettere "accreditando". Fazio, Governatore della Banca d'Italia, ha erroneamente definito la prima ipotesi, che è quella storicamente operante per mera prassi bancaria, come "purgatorio". La definizione è clamorosamente errata perché, ove si consideri che gli Stati membri restituiranno, con esasperati prelievi fiscali ed interessi arbitrariamente decisi dalla BCE, quantitativi di denaro fino al 100% della moneta in circolazione - perché, tutta la moneta è gravata di debito in quanto emessa solo prestandola - è chiaro che di tutto si può trattare tranne che dell'anticamera del paradiso (quale è il purgatorio). E' ovvio quindi che il Governatore Fazio ha usato il termine purgatorio per ragioni di pudore. La previsione è l'inferno: il medesimo inferno che si manifestava con l'avvento della grande usura nella Vandea in Francia. Fenomeno che, non a caso, ha inciso sui mutamenti della storia dopo che la moneta debito ha sostituito la moneta proprietà. La caduta degli Zar e l'avvento del comunismo in Russia, il Fascismo in Italia, il Nazismo in Germania, la Falange in Spagna, il Peronismo in Argentina, le esperienze di Salazar in Portogallo e di Codreano in Romania hanno vissuto tutti il travaglio delle crisi monetarie dominate dalla strumentalizzazione della moneta debito.
Quando il banchiere ricordato da Ezra Pound diceva: "Abbiamo impiegato 20 anni per battere Napoleone, ci basteranno 5 anni per battere il Fascismo" dimostrava la sua superiorità culturale. La storia gli ha dato ragione. E va ricordato in proposito il pensiero di Edmund Rotschild (nella lettera alla Ditta Kleimer, Morton e Vandergould di New York in data 26 Giugno 1863, ricordata da Pound): "Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi".
Del resto anche Marx (Il Capitale lib. I cap. 24 par. 6, Editori Riuniti, Roma 1974, pp. 817-818) ricorda testualmente: "La banca d'Inghilterra cominciò col prestare al governo all' 8 %; contemporaneamente era autorizzata dal Parlamento a battere moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un'altra volta al pubblico in forma di banconote.
Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito fabbricata dalla stessa Banca d'Inghilterra diventasse la moneta con cui la banca faceva prestiti allo Stato e pagava, per conto dello Stato, interessi sul debito pubblico.
Non bastava però che la banca desse con una mano per avere restituito di più con l'altra, ma proprio mentre riceveva rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all'ultimo centesimo che aveva emesso”.
Il Fascismo - come tutte le rivoluzioni di taglio vandeano - è stato un movimento romantico in cui è mancata una scuola di pensiero all'altezza dei problemi della generazione. L'equivoco del monismo hegeliano dilagante aveva offuscato anche le menti migliori. La confusione tra momento strumentale oggettivo e momento edonistico soggettivo era la proiezione, nel mito dello stato, dell'immanenza hegeliana. La sovranità monetaria era del tutto ignorata ed ancora oggi lo è sia nel mondo scientifico sia in quello politico.
Dal contesto generale emerge che l'autonomia della BCE deve essere funzionalmente limitata al solo momento dell'emissione, mentre la proprietà della moneta e quindi le libertà giuridiche essenziali alla sua utilizzazione devono essere riconosciute come prerogativa esclusiva degli Stati Membri. Il rapporto organico, per essere razionale, deve distinguere il momento strumentale o funzionale -prerogativa dell'organo- dal momento edonistico -prerogativa della collettività -.
Il momento edonistico è strettamente individuale e per sua natura non delegabile. Non si può godere dei beni per rappresentanza organica. Questo concetto era chiaramente espresso nell'apologo di Menenio Agrippa in cui si distingueva la funzione dello stomaco da quella delle membra secondo la logica della piramide dritta. Con l'avvento della moneta nominale la piramide è stata rovesciata. Chi crea il valore monetario non è la banca ma la collettività; I'organo se ne appropria perché emette la moneta prestandola e prestare denaro è prerogativa del proprietario. Poiché la proprietà è godimento dei beni giuridicamente protetto, oggi il rapporto che lega la collettività al sistema bancario basa sul principio secondo cui mentre il popolo assume la funzione di avere fame l'organo assume quella di mangiare in sua rappresentanza.
In breve, posto che per democrazia deve intendersi l'attribuzione al popolo della sovranità politica, ogni popolo deve avere anche la sovranità monetaria che di quella politica è parte integrante ed essenziale e quindi irrinunciabile. Ecco perché, ogni popolo va riconosciuto proprietario della sua moneta all'atto dell'emissione, in un regime di “DEMOCRAZIA”. Altrimenti si definisce democrazia l'inferno della grande usura.
Se non si sostituisce alla moneta debito la moneta proprietà, le nuove generazioni non avranno altra scelta che quella tra il suicidio e la disperazione.

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