giovedì 17 febbraio 2022

Roma/Lazio. PCI: fallimento di governo e regione su sanità

 

Partito Comunista Italiano                      

 Comitato Regionale Lazio COMUNICATO         30 gennaio 2022

Roma/Lazio. Il PCI del Lazio denuncia inerzia ed inefficacia sulla sanità per assenza di scelte nette di chi guida Regioni e Governo!




Sopra ogni cosa, vorrei solo mettere in evidenza che il piano assunzionale è miseramente fallito. E’ la  quinta  ondata,  ma  per il nostro governo la  sanità è e resta un fanalino di coda. – commenta amaramente, con cognizione di causa la responsabile sanità del PCI Lazio, dott.ssa Sonia Pecorilli - Stessi  errori,  stessa  mancanza  di  lucidità  e  visione  prospettica,  stessa  incapacità  di programmazione e implementazione di politiche che permettano una corretta gestione della emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Il 28 gennaio è stato proclamato lo Sciopero Nazionale Sanita’ tantissimi i sanitari che hanno aderito allo sciopero ed hanno incrociato le braccia, presenti in tutte le piazze italiane.  Cosa rivendicano?  Diamo una occhiata a questi numeri. Sono oltre 63.000 gli infermieri che mancano in Italia, con le maggiori carenze al Nord (27.000), seguito da Sud e isole (23.500) e Centro (13.000). Se parliamo di medici invece almeno 1,5 milioni di italiani sono senza il proprio medico di fiducia, e si stima che dovremmo perdere tra i 9.200 e 12.400 medici di base dal 2022 al 2028. – illustra la dirigente sanitaria comunista - Questi sono numeri spaventosi. Tutte le  inefficienze  di  questo governo  sono racchiuse in questa cifre. In emergenza  pandemica i  danni perpetrati nei confronti della  popolazione  e  dei  professionisti  della  sanità   in  questi  24  mesi e più sono  evidenti e sotto gli occhi di tutti. Operazioni di tracciamento nuovi casi fallito con file vergognose nei drive in e nelle farmacie; personale preposto all’esecuzione tamponi lasciato in balia delle intemperie senza adeguate protezioni; aumento di ricoveri Covid, senza aver precedentemente preparato alcuna strategia per aumentare posti letto disponibili negli ospedali,  reparti  chirurgici  e  sale  operatorie  chiuse, infermieri e medici spostati come pacchi, il restante  personale  dirottato  verso  le  operazioni  di tracciamento e vaccinazione; RSA impossibilitate ad accogliere pazienti a causa della mancanza di zone grigie dove poterli fare sostare per 7 giorni prima dell’inserimento vero e proprio, congestionando ulteriormente gli ospedali, gravissima carenza di personale medico infermieristico ed ausiliario per un piano assunzionale miseramente fallito,sanitari assenti in numero considerevole per quarantena da contatto o infezione Covid, non sostituito e che costringe il restante personale a sovraccaricarsi di lavoro e ore di straordinario, chiusi i  servizi importanti per le comunità,  le Regioni e gli Assessorati  non ascoltano i problemi dei singoli cittadini, delle comunità, e soprattutto di chi nel sistema sanità vi lavora da anni, rifiutando ogni genere di confronto. In un solo mese gli operatori sanitari positivi sono aumentati del 117% e di questi l’82% sono infermieri. Si è passati infatti al fine di chiarificare e fugare ogni possibile speculazione proselitistica a danno dei precari stessi. La Legge di Bilancio, ha approvato diverse misure inerenti la Sanità, tra queste anche la disciplina delle stabilizzazioni dei "precari CoVid", ossia coloro i quali hanno prestato il loro contributo durante la Pandemia, con precise modalità in termini di periodo di servizio. - si esprime l'assoluta necessità di Decreti Attuativi che chiariscano meglio molti aspetti, non solo per quanto concerne i requisiti utili a maturare il diritto alla stabilizzazione, ma soprattutto in merito a quelle che saranno le "priorità" nella concessione del diritto alla stabilizzazione. Ad oggi, per effetto dell'art 20 DLgs 75/2017 (alias Decreto Madia) e relativa Circolare Attuativa, la stabilizzazione di chi ha i requisiti previsti da tale decreto (almeno 36 mesi nel SSN anche non continuativi), ha "precedenza" su ogni altra forma di assunzione. Oggi ci vuole chiarezza nei percorsi e trasparenza nelle procedure. Subito meno burocrazia e maggiore considerazione delle suddette categorie per sbloccare l’assistenza: senza infermieri, medici e personale ausiliario  non c’è salute. Il malcontento dei lavoratori interessati, - denuncia con forza Pecorilli - in questo caso, sono pari all’inefficacia delle indicazioni date, senza averle accompagnate da misure concrete creando, di fatto, nella applicazione a venire, forti disparità tra regione e regione, tra tipologie di precari, innescando una sorta di guerra tra poveri! Queste risposte nazionali mancano dai vari proclami governativi – sia in questo frangente politico del rinnovo presidenziale a supporto del Governo economicista filoeuropeo e poco filoitaliano – così come mancano dalle singole regioni, pure fatta la tara di parziali differenze tra regione e regione. Il Partito Comunista Italiano, continua a sostenere le due priorità: salvaguardare la sanità pubblica per tutelare il diritto alla salute dei cittadini senza distinzione alcuna; sostenere le rivendicazioni dei lavoratori della sanità che avanzano proposte per i propri ruoli e professionalità tutti rivendicati a beneficio dei cittadini non per corporativismo

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